Interviste: Stefano Venturini
D: Ciao Stefano, e grazie del tempo che mi dedichi per questa intervista.
R: Ciao Luca, parlare di football non è mai una perdita di tempo
D: Presentati un pò a chi non ti conosce...
R: Salve a tutti, sono Venturini Stefano 47 anni vivo a Livorno sposato e con due figli 23 e 19 anni, sportivo, nel senso che mi piace tutti gli sport, oggi pratico una palestra di pugilato (solo per poter mangiare e non ingrassare troppo)
D: Quando hai conosciuto il football americano e come.
R: Nel lontano 1983, appena finito il militare vidi dei volantini dove si chiedeva la partecipazione alla creazione di una squadra di football Americano, per curiosità provai e trovai subito un feeling con gli altri ragazzi e così è partita la mia storia nel football.
D: In quali squadre hai militato?
R: Etruschi Livorno, Condor Grosseto, Apaches Firenze e Rivers Pontedera
D: In quale ruolo hai giocato nella tua carriera, qual'è quello che hai sentito più tuo e qual'era il tuo numero di maglia?
R: Outside e inside Linebaker e anche linea ma sempre di difesa, il ruolo che prediligevo era il mid Linebaker nella difesa a tre, più responsabilità ma anche più libertà d’azione.
D: Il football rispetto agli anni d'oro è indubbiamente cambiato, secondo te quale può essere una soluzione per riportarlo ai fasti di un tempo?
R: Sicuramente la colpa del cambiamento è stato il dio denaro, infatti da quando è cominciato a girare troppi soldi nelle squadre il football ha perso di vista un punto fondamentale di questo sport, la novità, uno sport nuovo in Italia ha bisogno di tempo per riuscire a trovare il suo spazio, invece alcune squadre hanno preferito bruciare le tappe comprando giocatori dalla Nazionale, prendendo gli Americani direttamente dalle Università degli States, creando sempre più le differenza tra squadre e facendo perdere la passione alle squadre delle piccole Città purtroppo c’è stata anche una Federazione che non ha saputo gestire questi cambiamenti e questo giro di soldi che ne è susseguito, divisioni tra federazioni tanti campionati giocati da poche squadre e via dicendo.
D: La presenza di giocatori di scuola americana (intesa come statunitensi, messicani e canadesi) può essere di aiuto a far crescere il livello del football o secondo te e meglio per le squadre dotarsi di allenatori di scuola americana?
R: sono convinto che più dei giocatori servono gli allenatori Americani e per i giocatori servirebbero delle regole perché non pesino troppo sui bilanci delle squadre e molte squadre non hanno la possibilità di spendere molto, anche se penso che un giocatore straniero bravo possa fare la differenza in una squadra ma è di supporto allo spettacolo della partita.
D: Lo sport sicuramente aiuta i ragazzi a maturare e crescere, cosa può insegnare per la vita di tutti i giorni il football?
R: Lo spirito sportivo, lo spirito di squadra, la comunione d’intenti, il rispetto dei ruoli e degli avversari ma la cosa più importante è l’Amicizia, in campo può essere una guerra ma fuori tutti amici.
R: In una famosa frase presa dai tre moschettieri di Alexandre Dumas padre "TUTTI PER UNO, UNO PER TUTTI"
R: La soddisfazione maggiore l’ho avuta quando ho vinto l’ M.V.P. nel “all star game” della winterleague 99, a Reggio Emilia ultima mia partita.
D: Dai la smetto di romperti le scatole e alla Marzullo ti dico "Caro Venturini, si faccia una domanda e si dia una risposta."
Ma i sogni aiutano a vivere o ………….. no scherzo,
D: Ciao e grazie!
R: Ciao!
Etichette: Apaches Firenze, condors grosseto, etruschi livorno, interviste, Rivers Pontedera, stefano venturini




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