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Presto detto! Il mio nome é Luca Chirico, sono appassionato di Football Americano, e lo pratico, mi piace la musica, i film (azione, trhiller, orror, cartoni animati) ed i fumetti. Sono appassionato di internet e social networks e mi interessano tutte le novità a loro legate! In questo blog troverai diversi post sulle mie passioni, ma non solo, anche racconti di quello che mi capita e riflessioni varie...
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Questa è ad uso e consumo dei Red Jackets, spiacente per chi non la può capire...
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Interviste: Enrico Bertorello
D: Ciao Enrico, e grazie del tempo che mi dedichi per questa intervista.
R: Come sai è un piacere per me parlare di football. Farlo con te è un doppio piacere.
D: Presentati un pò a chi non ti conosce...
R:Per essere breve, cosa che di solito non sono, diciamo che ho inziato a giocare a football nel 1986, che ieri sera mi sono allenato e che domani sarò in campo al tuo fianco per aiutarvi nella preparazione della prossiam partita. Ma di un posto in squadra oramai è inutile parlarne. A 42 anni suonati è giusto vivere di bei ricordi e mantenersi in una forma decorosa. Sono imprenditore nel campo turistico e del fitness, sposato e padre di una bellissima figlia che adoro. Amo la vita tranquilla, girare il mondo e litigare il meno possibile.
D: Quando hai conosciuto il football americano e come.
R: Ho conosciuto il football guardando le partite in televisione. Avevo circa 16 anni ed in quel periodo erano almeno due le emittenti che trasmettevano con regolarità partite NFL il sabato e la domenica. Poi alcuni ragazzi mi hanno portato a conoscere i neonati Ironmen La Spezia, sono rimasto affascinato e mi sono tesserato. Ma nei Rangers Sarzana, dove giocavano i miei migliori amici dell'epoca. Poca gavetta e quasi subito titolare più che altro per carenza di personale. Comunque mi sono sempre divertito.
D: In quali squadre hai militato?
R: Negli Ironmen La Spezia non sono arrivato al tesseramento, ho iniziato ufficialmente con i Rangers Sarzana, una breve parentesi negli Stars Lucca, poi Squali Golfo del Tigullio, Blacks Rivoli, convocato nei Bad Boys quindi fine carriera nei miei Red Jackets Sarzana, squadra fondata insieme al mio padre Nanni. Oggi mi alleno di tanto in tanto con i Red Jackets Luni di Massimo Milani.
D: In quale ruolo hai giocato nella tua carriera, qual'è quello che hai sentito più tuo e qual'era il tuo numero di maglia?
R: Partiamo dal fondo. Ho iniziato con il numero 89, perchè giocavo Tight end. Ma il mio numero storico è da sempre il 65. Maglia che mi fu ceduta all'inizio del mio secondo campionato da Alessandro Benedetti, un grande amico che ci ha lasciato una decina d'anni fa. Sono passato quindi da Tight end a tutti i ruoli della linea d'attacco. Praticamente dove serviva. Tra tutti adoravo giocare Centro e poter tenere in mano l'amato pallone, anche solo per uno snap. Ruolo oggi magnificamente ricoperto in squadra dal mio grande amico Matteo Ferrari.
D: Il football rispetto agli anni d'oro è indubbiamente cambiato, secondo te quale può essere una soluzione per riportarlo ai fasti di un tempo?
R: Scendere dal piedistallo. Non siamo mai stati nessuno, ma un tempo televisione e voglia di fare ci aiutavano. Il giro di soldi ha rovinato il nostro sport, perchè non siamo stati buoni a gestirci. Oggi vedo ritornare in molti la voglia di un tempo. Noto la nascita di tante squadre nuove. Io appaio da sempre come una voce fuori dal coro a causa delle mie idee poco razionali. Mi piace vedere delle belle partite, ai miei tempi volevo che tutto fosse organizzato al meglio, apprezzo il bel gioco degli americani, ma mi entusiasmo di più quando vedo venti disperati che cercano con le unghie di creare una squadra partendo da zero e con le tasche vuote. Perchè è da li che provengo ed è quella vita che mi ha formato nel carattere. Per capirci, io le bende me le compravo, le fasciature me le facevo e se facevo drammi rischiavo pure la panchina. Oggi in troppi fanno i professionisti.
D: Domanda da un milione di dollari, americani sì o americani no? E motivala..
R: Americani in campo si, ma da veder giocare. Sono fantastici, è la loro vita. Ma non nei nostri campionati. Non insegnano nulla ai nostri giocatori, giocano bene e basta. Propenderei piuttosto per i coach statunitensi, purchè si peschi bene. Io avevo un progetto, contattare una associazione di coach e chiedere una lista di professionisti disposti a fare esperienza in Italia. Stabilire un prezziario convenzionato e trattare tutti alla stessa maniera con contratti standard, nominando un referente italiano che coordinasse tutti gli allenatori tasferiti in Italia. In questo modo giocatori e coach italiani impererebbero molto. Pensa te se ho la testa abbastanza bacata...
D: Lo sport sicuramente aiuta i ragazzi a maturare e crescere, cosa può insegnare per la vita di tutti i giorni il football?
R: La disciplina prima di tutto. Non puoi gestire trenta, quaranta ragazzi senza disciplina. E loro lo capiscono. Poi puoi insegnare ad essere veri sportivi. Sia nel senso della prestanza atletica che in quello, che a me interessa di più, della sportività. Toglie i giovani dalal strada e li aiuta a crescere, sia nel fisico che nel carattere. Il football, in parole povere, è fantastico per i giovani. Basta farlo capire a loro ed ai loro genitori, scoglio duro per noi addetti del settore.
D: Se tu dovessi racchiudere il tuo concetto del football in una frase sarebbe? R: "Il football è vita". Questa è mia, non volevo incappare in frasi famose. Ce ne sarebbero a decine.
D: Sportivamente parlando la tua maggior soddisfazione sportiva?
R: Credimi, ogni partita vinta per me era come vincere un campionato. Mi sei testimone dato che giocavamo insieme, l'ho sempre detto. Mentre ogni volta che perdevo me la prendevo tantissimo, sai bene quanto sono permaloso. Ma ho imparato più dalle sconfitte che dalle vittorie.
D: Dai la smetto di romperti le scatole e alla Marzullo ti dico "Caro Bertorello, si faccia una domanda e si dia una risposta."
R: Come vede il suo futuro nel football? Non ne vedo più molto. Nuovi interessi mi hanno allontanato dalla palla lunga un piede, ma sento tremendamente la mancanza del sangue misto al fango, dell'odore pessimo degli spogliatoi, dei sedili scomodi dei pulman e delle scappate dall'ortopedico per farsi rimettere in pista... Giocatore di football si diventa, ma non se ne esce più facilmente.
D: Ciao e grazie!
R: Grazie a te. E come sempre, GO REDS!!!
Etichette: enrico bertorello, interviste, ironmen la spezia, Red Jackets Sarzana, squali golfo del tigullio, stars lucca
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