Interviste: Fabio Tortosa
D: Ciao Fabio, e grazie del tempo che mi dedichi per questa intervista.
R: E’ un piacere, poi è un modo per stare un po’ insieme dopo tanti anni che non ci si vede!
D: Presentati un pò a chi non ti conosce...
R: Sono Fabio Tortosa 37 anni, vice presidente dei Lazio Marines e consigliere federale Fidaf
D: Quando hai conosciuto il football americano e come.
R: Ho cominciato da tifoso degli U-Boats Ostia, andavo a vedere le loro partite e mi ricordo ancora quelle che per me erano sfide epiche, Trucks Bari, Crabs Pescara, Brothers Macerata, allora non c’era la giovanile, per cui per cominciare a giocare stavo aspettando di avere i fatidici 16 anni che servivano per entrare in squadra, ma proprio quando ero quasi arrivato al traguardo, la squadra fallì, per cui solo nel 1990 con la nascita dei Marines Ostia, cominciai a praticare questo sport che è entrato nella mia vita così tanto da farmi pensare che senza il football oggi non sarei l’uomo che sono, con i miei pregi e i miei 1000 e più difetti.
D: In quali squadre hai militato?
R: Marines Ostia, Condor Grosseto, Lumberjacks Fiuggi, Green Waves Corbetta, Bulls Magenta.
D: In quale ruolo hai giocato nella tua carriera, qual'è quello che hai sentito più tuo e qual'era il tuo numero di maglia?
R: Ho giocato Centro per quasi tutta la mia carriera, mi faceva vibrare la pelle pensare che in attacco tutto partiva dal mio snap. Giocavo con il numero 62. E dopo la nascita di mia figlia ed alcune soddisfazioni professionali, la cosa che più mi inorgoglisce è sapere che mai più nella storia dei Marines, si giocherà con quel numero, infatti la mia jersey è stata ritirata l’anno dopo il mio ritiro dal football giocato.
D: Il football rispetto agli anni d'oro è indubbiamente cambiato, secondo te quale può essere una soluzione per riportarlo ai fasti di un tempo?
R: L’ingrediente principale è che si verifichi nuovamente, così come successe negli 80’s, un periodo di boom economico, le aziende avevano da scaricare e tanto per cui c’era la corsa alla sponsorizzazione.
Nel fronte interno, l’esposizione mediatica penso sia l’altro ingrediente base per tornare ai fasti di un tempo, come Fidaf aver riportato il football italiano costantemente su due network nazionali, penso sia stato un bel colpo, ora aspettiamo di raccoglierne i frutti, primo fra tutti quello di incrementare il numero di squadre dislocate sul territorio.
D: Domanda da un milione di dollari, americani sì o americani no? E motivala...
R: Americani si, ma contingentati.
L’ausilio di atleti di oltreoceano dev’essere il completamento di un team e non l’asse portante.
Da quando in Fidaf si è normato il numero degli americani senza scatenare la caccia al doppio passaporto selvaggia, le partite sono molto più imprevedibili e soprattutto i teams rivolgono un’attenzione particolare alla costituzione delle squadre giovanili.
In ogni squadra c’è la certezza che non potendo ricorrere all’orda straniera, i giocatori o te li costruisci o sei destinato a sparire.
D: Lo sport sicuramente aiuta i ragazzi a maturare e crescere, cosa può insegnare per la vita di tutti i giorni il football?
R: Soprattutto a stare in mezzo alla gente, il football è pieno di codici non scritti tutti molto attinenti alla vita off field, se avrai rispetto del tuo coach, avrai rispetto delle persone più anziane.
Se sei in grado di essere un punto fermo per i tuoi compagni di squadra sicuramente saprai esserlo anche nella tua famiglia.
D: Se tu dovessi racchiudere il tuo concetto del football in una frase sarebbe?
R: Giocare a football è un privilegio!
D: Sportivamente parlando la tua maggior soddisfazione?
R: L’ho detto prima, il ritiro della maglia, a livello dirigenziale, l’aver fatto da “capo delegazione” in tre diverse occasioni per le nazionali senior e junior.
D: Dai la smetto di romperti le scatole e alla Marzullo ti dico "Caro Tortosa, si faccia una domanda e si dia una risposta."
R: Ok,
Fabio! Lo sai che un giorno tutto lo stress derivato dalla tua attività di dirigente la pagherai in termine di salute?
Si, perché?
D: Ciao e grazie!
R: Ciao e grazie a te!
Etichette: bulls magenta, condors grosseto, fabio tortosa, green waves corbetta, interviste, lazio marines, lumberjacks fiuggi





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